Apparecchio dagherrotipico a casse scorrevoli

Anno: Metà secolo XIX
Dimensioni (larghezza, profondità, altezza): 15, 22,3, 19 centimetri

Apparecchio per dagherrotipi in legno e ottone. Obbiettivo fisso in vetro e ottone dorato. Ditta produttrice sconosciuta.

Note tecniche

Il dagherrotipo si ottiene utilizzando una lastra di rame su cui è stato applicato uno strato d'argento, quest'ultimo viene sensibilizzato alla luce con vapori di iodio. La lastra deve quindi essere esposta entro un'ora e per un periodo variabile tra i 10 e i 15 minuti. Lo sviluppo avviene mediante vapori di mercurio a circa 60°C, che rendono biancastre le zone precedentemente esposte alla luce. Il fissaggio conclusivo si ottiene con una soluzione di iposolfito di sodio, che elimina gli ultimi residui di ioduro d'argento. Il dagherrotipo è da considerarsi un unicum, ovvero un’immagine priva di matrice (negativo) e dalla quale non si possono ricavare ulteriori copie. Il suo grande valore è dato in gran parte da questa “unicità” e dall’impossibilità di replica, elemento caratteristico della fotografia.

Immagini (clicca per ingrandire):

Note storiche

Enrico Jest con l'aiuto del figlio Carlo si dedica alla costruzione ed alla commercializzazione di un certo numero di fotocamere per dagherrotipia a Torino tra il 1840 e il 1850, arrivando a tradurre in italiano il manuale di Daguerre e ad offrire alla propria clientela un ricco catalogo comprendente quasi centocinquanta diversi articoli scientifici, ottici e per dagherrotipia. Analogamente in altre città italiane altri artigiani si dedicano alla costruzione di attrezzature per dagherrotipia seguendo le istruzioni dei ricchi appassionati fotografi dell'epoca, come Alessandro Duroni a Milano o Enrico Suscipj a Roma, facendo ricorso quasi sempre ad obiettivi importati dalla Francia. L’apparecchio in esame è citato nel Bollettario per l’entrata e l’uscita del materiale scientifico (s.d.) presente nell’archivio della scuola, indicato come: “ apparecchio fotografico con treppiede” (numero di inventario 3265 – 126), costo L. 800.

Conservazione

L’apparecchio è in ottimo stato. Presenta solo una fessurazione del legno nella parte anteriore, al centro. E’ stato eseguito recentemente (2005) un intervento di manutenzione e pulitura: le parti in ottone, completamente annerite, sono state pulite con pasta lucidante mentre le parti in legno sono state trattate con essenza di trementina, gomma e panno antistatico.

Bibliografia

  • Janda Jiri, Camera obscuras. Photographic cameras 1840-1940, Praga 1982
  • Maria Teresa Contini, Strumenti Fotografici 1845-1950, Roma 1990
  • John Wade, Breve storia della macchina fotografica, Roma 1980
  • Brian Coe, La macchina fotografica: dal dagherrotipo allo sviluppo immediato, Milano 1978
  • Michel Auer , Histoire illustrée des appareils photographiques, Parigi 1975
  • Michel Auer, 150 ans d’appareils photographique...la collection Michel Auer, Parigi 1989
  • Marco Antonetto e Marco Malavolti, Made in Italy : apparecchi fotografici italiani, Milano 1983
  • Cinzia Frisoni, Non solo catalogazione:un approccio conservativo per il Museo Scientifico Luigi Galvani in “Quaderni di Palazzo Pepoli Campogrande”, n.10, Ferrara 2006

[Cinzia Frisoni]